
Qualche giorno fa mi sono soffermata sulla foto di un neonato che mi ha colpito per il nome che riportava. Thomas Buio. Occupandomi da anni di sistemica, mi viene spontaneo per ogni fatto di cronaca, allargare lo sguardo oltre il noto e il visibile e domandarmi: “Chi manca”, “Qual è la persona esclusa o allontanata”, “Chi prima di lui/lei”, “Chi sta seguendo…”. Così quel “Buio” mi ha portata a leggere l’articolo che narrava la storia del piccolino. La mamma, incinta di tre mesi, perde il compagno, padre del neonato, per un incidente col suo camion. Subito immagino lo straziante dolore di lei e di riflesso le emozioni del piccolo, tra segnali biochimici, variazioni di umore e battito cardiaco…un ambiente difficile in cui crescere, nonostante l’amore di tale concepimento. Si sa che la qualità del benessere della madre influisce sull’ambiente emotivo del feto, e una gravidanza serena favorisce uno sviluppo sano. Sicuramente questa mamma ha lottato per non cedere al dolore e dare il meglio a suo figlio ma le memorie agiscono indipendentemente dalla nostra volontà, così come fanno i nomi.
Hellinger, fondatore delle costellazioni familiari, sistemiche e spirituali, ha dimostrato come la famiglia sia un organismo intero e complesso, formato da più parti e in relazione tra loro, che obbedisce a delle regole. Le relazioni tra i membri sono sottoposte ad una legge inconscia che, come fine, ha quello di mantenere l’esistenza, l’equilibrio e il benessere della famiglia. Egli, rintracciando, studiando, sperimentando e verificando tutte le conoscenze a sua disposizione, fu il primo a scoprire che l’amore ha bisogno dei suoi ordini per poter fluire. E questi ordini sono: l’appartenenza, la gerarchia e la compensazione. Ogni essere umano concepito ha diritto di appartenenza al proprio sistema familiare, nessuno può essere escluso. Ogni individuo all’interno del sistema familiare ha un suo giusto posto (ordine di rango). Tutto ciò che viene dato deve essere restituito (equilibrio tra dare e ricevere). Ecco che gli esclusi (dati via, non nati, abortiti, allontanati per malattie mentali, crimini, dispersi, non più nominati perchè omicida o suicida…) non scompaiono mai veramente ma trovano un modo per tornare, per farsi sentire, spesso attraverso le vite e i destini di coloro che vengono dopo e che potrebbero non avere successo, perdere il lavoro e il denaro, essere invisibili, manifestare sintomi e fenomeni specifici, non realizzare i propri progetti. I casi possono essere i più svariati e solo tramite una rappresentazione sistemica, la coscienza collettiva di cui la persona non è mai conscia, ma che agisce sempre su ogni membro, può mostrarsi in queste dinamiche, essere quindi vista, accolta ed integrata.

Anche i nomi dati in ricordo di qualcuno hanno un peso. Specie quando si tratta di persone decedute. Pensate ad un bimbo, si chiama Vincent. Muore e nasce il fratello. Anch’egli si chiamerà Vincent. Vi sto parlando di un noto artista del passato, Vincent Willem Van Gogh. Suo fratello primogenito nacque morto. L’anno successivo, ed esattamente lo stesso giorno e lo stesso mese nacque il Vincent Van Gogh da tutti conosciuto. Dalla nascita ha raccolto l’eredità del lutto dei suoi genitori e, indubbiamente l’incompiuto del fratellino nato morto, che è stato privato del diritto di appartenenza dando il suo stesso nome al fratello nato vivo. Inconsciamente è stato detto al primogenito: “Tu non esisti”. E per diritto di appartenenza anche i non nati fanno parte del sistema e rientrano ricordati da un discendente che si farà carico del loro destino. Non ci si può quindi meravigliare della costante battaglia di Van Gogh per trovare una sua identità nella vita quotidiana ed uno stile, nella sua arte, che appartenesse unicamente a lui.
La psicogenealogia studia come i vissuti, i traumi e le esperienze irrisolte dei nostri antenati influenzano le generazioni successive, determinando inconsciamente comportamenti, emozioni e scelte di vita. I nomi sono visti come simboli carichi di significato, che danno indicazione sul destino. Possono rivelare legami, traumi o debiti non espressi degli avi che condizionano inconsciamente la vita dei discendenti, portando a ripetizioni di schemi o sindromi, come la sindrome da Anniversario. Questa si manifesta nella coincidenza di periodi o date significative, come nascita (vedi Vincent Willem Van Gogh), matrimonio, morte, incidente di membri familiari, con l’insorgere di sintomi, fenomeni o il verificarsi di infortuni allo scadere di una certa età o di una data particolare.
Torniamo a Thomas, che nasce a sei mesi dalla dipartita del padre. Ne porta il nome, in onore. Ma questo lo carica anche di altro. E di molte aspettative. Deve sostituire un grande vuoto. Deve sostituire chi non c’è più e portare a compimento l’irrisolto di chi prima di lui. Pensate a che livello di pressione vivrà la sua vita. «Thomas», spiega la mamma «l’ho scelto in ricordo del papà, che purtroppo il nostro bambino potrà conoscere solo attraverso le foto ed i miei racconti. E Buio, che al di là delle apparenze, in realtà porta con sé un significato positivo: perché anche nell’oscurità, quella che mi ha avvolto quel terribile 24 febbraio, c’è sempre una luce meravigliosa che illumina il cammino. Come questo bimbo che con i suoi capelli biondissimi sembra proprio squarciare le tenebre, simile ad un fascio di luce, ricordando i tanti momenti stupendi che io e suo padre abbiamo vissuto insieme soprattutto di notte».
Le parole hanno una vibrazione e buio significa assenza di luce. Per quanto belli siano i ricordi di questa donna, questo piccolino ha un tracciato molto impegnativo da seguire. Ricordare alla stirpe il padre ogni giorno. Essere al massimo delle aspettative di tutti. Non vivere una propria identità. Non brillare di luce propria. Ricordarsi e ricordare costantemente questo lutto.
Dal mio cuore auguro tutto il meglio a quest’anima. Ed invito ognuno di noi a profonde riflessioni prima di ogni scelta.
