Quando due persone si incontrano, si incontrano anche i loro sistemi familiari: “Siamo moltitudine che incontra moltitudini”. La coppia è un doppio irretimento in cui i partner sono inconsciamente legati a membri esclusi, dimenticati o con degli irrisolti nelle loro famiglie d’origine. Ogni persona è legata ad un’immagine di coppia che deriva dalla fedeltà ai campi della memoria con cui è collegata o intricata. Queste proiezioni impediscono di vivere nel presente e di vedere l’altro per quello che è. In una coppia c’è sempre una forza che tiene uniti, ossia l’Amore, e una forza che tende a dividere, ossia le coscienze familiari. Quando l’uomo guarda la donna deve sapere che dietro si trovano suo padre e sua madre, i nonni, i fratelli e le sorelle, un intero sistema. Lo stesso accade per la donna quando guarda l’uomo. Entrambi i sistemi attendono di poter portare a compimento qualcosa che è rimasto irrisolto nel passato. Entrambi i sistemi formano una comunanza di destini e desiderano risolvere ciò che è rimasto sospeso. E grande spazio ha, nelle vicissitudini conflittuali della coppia, la memoria di migranti e di amori o figli segreti. Il riversarsi dei sentimenti di un ramo nell’altro del sistema ha sempre lo stesso scopo: unificare, riportare alla luce, reincludere. La coppia è un mezzo di riconciliazione. Ed i conflitti, quindi, sono opportunità di crescita che consentono di rompere le fedeltà al passato e avvicinarsi ad una maggiore intimità.
La relazione di coppia rispecchia il rapporto che abbiamo con la madre e con il padre. Ma possiamo constatarlo anche nel lavoro e nella professione. Impariamo l’amore con i genitori. Il bambino apprende il modello di relazione uomo-donna osservando i genitori e, una volta diventato adulto, gli esempi ricevuti influenzeranno il modo in cui vivrà i ruoli all’interno di una relazione di coppia. I figli sono fedeli ai propri genitori, alla loro felicità e soprattutto alla loro infelicità. Se c’è stato un “movimento d’amore interrotto” verso il padre o la madre, ce ne sarà uno anche verso il partner. Quando il nostro amore verso i genitori scorre, fluirà anche verso gli altri. Volere cambiare il nostro partner, o volere che cambi, è una mancanza di amore e di rispetto. È il germe della separazione. Idealizzare qualcuno significa mancargli di rispetto. È il non vederlo per colui, colei che è. Il partner non è il padre né la madre. Nessun bambino riceve dalla madre e dal padre l’amore assoluto che desidera, le ferite e le delusioni fanno parte della vita. I sentimenti e i ricordi dell’infanzia man mano che si cresce, vengono repressi e nascosti nell’inconscio e il dolore represso si trasforma nel desiderio di qualcosa di cui da bambini si è sentita la mancanza. A causa di questo antico desiderio insoddisfatto, da adulti proiettiamo attorno a noi le immagini di papà e mamma sugli uomini e sulle donne che incontriamo, nell’infantile speranza di poter finalmente ricevere quanto ci è mancato. Quando ci innamoriamo speriamo che l’amore dell’altra persona possa curare le nostre ferite dell’infanzia, ci aspettiamo che il partner ci accetti completamente e ci ami così come siamo. Vogliamo quell’amore incondizionato che è l’immagine della mamma o del papà che avremmo sempre voluto avere. Da questa sovrapposizione di ruoli però hanno origine molti conflitti. Prima o poi le delusioni dell’infanzia, il dolore e la sofferenza d’un tempo vengono a galla: “Tu non mi capisci!”, “Tu non mi ami!”, rimproveri indirizzati in realtà ai genitori che vengono diretti al partner. Puntualmente l’altro poi non reagisce da persona adulta, ma anche lui da bambino deluso e ferito. Nessuno dei due vive davvero il presente. Non è mai un caso quando due persone diventano una coppia. Chi continua a sentirsi vittima dovrebbe assumersi la propria responsabilità e accorgersi che ripete il vissuto di un genitore per fedeltà: “Mi assumo la responsabilità di sentirmi una vittima. Io faccio proprio come mia madre/mio padre”. Talvolta l’origine di questo atteggiamento risale in realtà a una o due generazioni passate. Riconoscerlo significa compiere il primo passo per liberarsi dal ruolo di vittima.
La dipendenza non è un rapporto tra adulti ma una relazione tra un bimbo piccolo e i propri genitori: “Starò sempre con te”, “Non ti lascerò mai”, “Se mi lasci, non sopravviverò”. Se un partner insicuro si appoggia sempre all’altro come sostegno, prima o poi si scontrerà con questo limite. Se l’altro pensa di poter essere quello che restituisce sicurezza e fiducia al partner, è destinato a fallire, in quanto si arroga il diritto di intervenire in qualcosa che non gli appartiene né gli compete.
I pilastri della relazione di coppia sono: l’amore, la compensazione (il dare e il ricevere), la sessualità, l’intimità (o scambio affettivo) e la convivenza. L’esperienza della coppia è soggetta a tutti gli alti e bassi della vita, e sarà lo specchio dei conflitti irrisolti di entrambe le persone, o delle ingerenze dei loro sistemi familiari. Una relazione di coppia riesce se il dare e il prendere sono in equilibrio. Chi vuole solo ricevere è un bambino che non vuole crescere. Chi vuole solo donare vuole sentirsi superiore. Non ama. Quanto più uomo e donna reciprocamente si danno, tanto più è difficile che si separino; poiché questo reciproco dare e prendere collega. Grazie alla convivenza e allo scambio affettivo tra i due partner si può sviluppare l’intimità, lo stato più evoluto delle relazioni tra due adulti. Perché possa verificarsi intimità all’interno di una coppia, è necessario che entrambi i coniugi si siano separati dai genitori, che siano emotivamente indipendenti da loro per poter aver bisogno di un’altra persona. In questo modo i due potranno creare tra loro un legame, più importante di quello che avevano con i loro genitori. L’uomo rinuncia alla madre, la donna rinuncia al padre, per aver bisogno del suo compagno. L’uomo che rimane nella zona d’influenza della madre non ha rispetto per le donne. La donna che rimane nella zona d’influenza del padre non ha rispetto per gli uomini. Rimangono adolescenti, con i loro sentimenti di onnipotenza e di disprezzo per tutti gli altri. E quando i ruoli nella coppia si invertono, anche se di comune accordo, ad esempio l’uomo che si prende cura dei figli e la donna come capofamiglia, la coppia come tale cessa di esistere: l’uomo perde la sua forza di uomo e diventa figlio, compensando inconsciamente una frustrazione della prima infanzia, i figli veri perdono il posto e perdono il padre, la donna rivolge il suo sguardo fuori dalla famiglia, ed entrambi smettono di avere interesse e rispetto l’uno per l’altro in coppia.
Le infedeltà mostrano la pressione del sistema per risolvere qualcosa. Più comunemente mostrano una persona esclusa, uno dei coniugi rappresenta un precedente partner dei propri genitori e riproduce la relazione fallita di questa persona esclusa. Spesso chi si sente vittima di un’infedeltà l’ha causata lui stesso, intrappolato da una persona morta, rifiutando la vita, il sesso, la gioia di vivere. Nei triangoli stabili ognuno ha il suo ruolo e tutti sono necessari. Ad esempio, marito e moglie, dove la moglie funge da madre del marito e il marito ha una relazione stabile con un’amante che funge da sua compagna. E ciascuno, per la sua storia e il suo disordine, ha bisogno di questo triangolo. Quando si diventa l’amante di una coppia sposata, questa relazione funzionerà solo così: l’amante ha bisogno di qualcuno che non è disponibile. E l’uomo sposato è attratto solo finché non può convivere con la sua amante.
A volte, nonostante la sicurezza o l’intenzione di amarsi per tutta la vita, l’amore si deteriora e la separazione diventa il destino di entrambi. La vera ragione di una separazione viene dal passato, dal destino, da complessità inconsce, è un movimento di compensazione. Per poter fare bene una separazione è necessario rinunciare a cercare responsabilità, tenendo dentro al cuore ciò che di buono c’è stato, assumendosi la propria parte di responsabilità.
La coppia è un’architettura sistemica. Due famiglie si uniscono e il loro equilibrio dipende dal rispetto delle tre leggi dell’amore: appartenenza, gerarchia e compensazione. L’amore consapevole vede l’altro per ciò che è, completamente diverso dalla propria madre e dal proprio padre. Entrambi i partner riconoscono di essere diversi, di provenire da famiglie diverse e di avere un destino diverso. Accettandosi in questo modo hanno forza alle loro spalle e pace nella relazione.
